06 ago 2017

C’è una parte della società

C’è una parte della società che non crede che:
“il mondo avrà futuro solo se ci sarà accoglienza nella convivialità delle differenze”, ma invece solo sino a quando avremo modo di coltivare le speranze ed i sogni dei nostri figli.
C’è una parte della società che erge barricate,
 non perché gesti “nati dall’ignoranza e chiusura d’animo”, ma per difendere valori, culture e specificità appartenenti a popoli diversi che vivono su sponde separate.
C’è una parte della società convinta che:
 i “Raggi di sole, i colori della vita il Verde speranza” (potremmo continuare con migliaia di altri nomi fantasiosi) non siano altro che aziende d’affare, collegate o meno a partiti, uomini politici o ancora a Caritas diocesane, associazioni aconfessionali o inter-congregazionaliste, per la gestione immigratoria e che la scelta più proficua per essi sia quella della gestione immigratoria dei minori non accompagnati.
C’è una parte della società che ha compreso che:
dietro il flusso migratorio non vi “il desiderio di costruire un nuovo mondo più giusto e più fraterno” ma l’arricchimento personale dei vari circensi manovratori dei fili dei vari burattini, che per l’appunto, notizie di questi giorni, vedono i cosiddetti “volontari” imbarcati sulle ONG percepire uno stipendio medio superiore ai mille euro.
C’è una parte della società che:
sogna un avvenire più radioso sia per i propri figli, sia per quei giovani, che a parte qualche passeggiate al centro storico, il futuro riserva accattonaggio davanti ai supermercati o ai semafori, di essere utilizzati come manovalanza a basso costo da imprenditori senza scrupoli o peggio ancora dalle mafie locali ed internazionali!



Gianni Cicciarella

liberamente ispirato dal seguente:

«Ci diamo insieme il benvenuto: noi vi accogliamo nella nostra città e nel nostro cuore, anche voi accoglieteci nel vostro cuore e nella vostra storia e vita di giovani». Parole semplici, ma incisive quelle pronunciate da Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana di Noto, tradotte in francese, inglese e bambara: Modica ha dato così il benvenuto a circa cinquanta ragazzi ospiti di tre nuove comunità per minori stranieri richiedenti non accompagnati: “Raggio di sole”, “Tutti i colori della vita” e “Verde speranza”. L’iniziativa di ieri è stata promossa dalla Caritas diocesana di Noto in un momento in cui, tristemente, si fanno le barricate, in altre parti d’Italia, e purtroppo anche qui in Sicilia, contro l’accoglienza pure di donne e minori. La passeggiata di benvenuto di ieri,
che si è snodata tra il Duomo di San Pietro e piazza Matteotti, nel cuore della città, ha voluto rappresentare un modo diverso di confrontarsi con il tema dell’immigrazione. «L’iniziativa – spiega Assenza – si colloca in una scelta precisa della Caritas diocesana di Noto: dare il primato alla relazione, ai gesti, a ciò che nel tempo cambia mentalità. Diversamente da gesti di rifiuto. Che nascono dall’ignoranza e chiusura d’animo. E noi invece, con Giorgio La Pira, vogliamo cercare e custodire l’anima della città, che è la sua storia di accoglienza dell’ospite». Il direttore della Caritas ha detto ai ragazzi: «Dal cuore dei giovani del mondo e di Modica (rappresentati dagli animatori del Grest Crisci ranni) potrà, anzi dovrà nascere un mondo altro, più giusto e più fraterno. Vi accoglie una città che può essere definita frontale, perché nella parte storica è come se le case si guardassero… e questo fa sentire meno soli. Passeggiando per la città guarderemo i monumenti ma soprattutto ci guarderemo negli occhi: a dirci che vogliamo incontrarci, camminare insieme come amici». Molto bella la presenza di tanti animatori del Grest Crisci ranni, che insieme ad alcuni adulti e ai volontari, hanno accompagnato i minori in questa passeggiata di benvenuto che si è conclusa con un momento di fraternità. Importante la presenza della comunità missionaria intercongregazionale venuta a Modica per aiutare a costruire ponti con chi viene dal mondo. «Fa pensare: una volta i missionari andavano nel mondo, per fare da ponte; oggi – spiega Maurilio Assenza – continuano a fare da ponte accogliendo il mondo che viene da noi. Non solo per soccorrere, ma per condividere valori e sogni. Perché gli immigrati non sono solo emergenza, bisogni, richiesta di aiuto. Sono portatori di speranza, sono portatori di sapienza che ci arricchisce. Sono il nostro futuro, perché il mondo avrà futuro solo se ci sarà accoglienza nella convivialità delle differenze».



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