07 set 2010

La lapidazione delle coscienze.


Giornalmente siamo il bersaglio di continui attacchi mediatici, tesi a minare la nostra libertà di pensiero, una strategia che il potere adopera al fine di orientare le opinioni delle grandi masse inebetite da un’ubriacatura di illusorio benessere, confortate da un sistema di informazione che, oltre ad essere diventato una discarica di notizie inutili e anestetizzanti, agisce come strumento del potere nell’additare continuamente il nemico di turno, che incarnerebbe l’essenza del male assoluto sulla terra.

Uno scenario orwelliano in cui le cosiddette democrazie occidentali raccolgono a manciate i consensi di quanti sacrificano le proprie coscienze all’altare del servilismo più deteriore.

Ultimamente assistiamo ad una vera e propria “chiamata alle armi” contro il nemico di turno, rappresentato dall’Iran del professore Ahmadinejad; così gli attivisti inconsapevoli dell’attacco mediatico, sferrato contro la libertà di pensiero, fanno la loro parte sui social networks, veri e propri veicoli d’infezione, perché frequentati assiduamente dagli “uomini ruminanti” privi di ogni senso critico, spinti solo a consumare notizie preconfezionate.

E’ il caso della, ormai celebre, cittadina iraniana Sakineh Mohammadi Ashtiani, destinata alla lapidazione perché accusata di adulterio, così sbraitano i mezzi busti televisivi d’occidente.

Certo, bisogna complimentarsi con il potere. Una mossa davvero encomiabile quella di utilizzare il caso di una donna, dai tratti somatici anche molto gentili, che rischia di perdere la vita in una maniera così brutale, degna del peggiore regime islamico, uno scempio medievale che grida certamente vendetta da parte dei dispensatori di democrazia a suon di bombardamenti.

Chi è però la signora Sakineh? Non è semplicemente un’adultera, avrebbe in realtà concorso con il suo amante ad uccidere il marito, riservando poi, al corpo senza vita, un trattamento degno del peggiore Hannibal Lecter.

Malek Ejdar Sharifi, un giudice che si è occupato del particolare caso giudiziario, ha dichiarato: ''Non possiamo rendere noti i dettagli dei crimini di Sakineh, per considerazioni di ordine morale ed umano. Se il modo in cui suo marito è stato assassinato fosse reso pubblico, la brutalità e la follia di questa donna verrebbero messe a nudo di fronte all’opinione pubblica. Il suo contributo all’omicidio è stato così crudele e agghiacciante che molti criminologi ritengono che sarebbe stato molto meglio se lei si fosse limitata a decapitare il marito''.

Si dà il caso che, nel tanto terribile regime iraniano, per una norma giuridica il cui garantismo farebbe stizzire d’invidia il più libertario degli stati mondiali, grazie al perdono dei figli, la donna uxoricida non potrà essere perseguita per omicidio. Questo ha spinto, quindi, i giudici a procedere nei suoi confronti per adulterio. Da fonti Iraniane, poi, non pare che l'eventuale condanna a morte venga eseguita per lapidazione, pratica barbara questa (per inciso deprecata dal Governo) che sopravvive soltanto in pochissime zone rurali della Repubblica Islamica, ma che è in via di sdradicamento. Per sgomberare il campo dalle troppe critiche facilone contro l'Iran, chi ha giudicato e condannato Sakineh non è stato il Governo Iraniano o qualche fanatico Ajatollah (o, peggio, il "deprecato regime"), ma un Tribunale locale nella regione di Tabriz, grazie all'autonomia di cui gode.

Si tenta in tutti i modi di demonizzare il governo di un Paese sovrano che rifiuta il vassallaggio economico, politico e culturale verso un sistema fallimentare quale è quello statunitense; si grida all’ingiustizia, all’abominio, al terrore del nucleare per giustificare una nuova guerra preventiva su mandato del vicino Israele, in preda ai suoi messianici deliri di onnipotenza.

Lo hanno già fatto tante volte e lo faranno ancora. L’ultima preda è stato l’Iraq, dilaniato da una guerra assurda motivata dalla presenza di armi di distruzione di massa, rivelatasi immediatamente infondata e pretestuosa ancor prima che fosse sparata la prima cartuccia.

Sembra importare poco che gli USA siano stati gli unici detentori di armi nucleari ad averle usate realmente, e sulla popolazione civile. O che Israele, additata da, in realtà pochi, uomini politici europei come criminale, nel blitz contro la nave d’aiuti diretta a Gaza, abbia mostrato i muscoli dichiarando che la maggior parte delle sue testate nucleari sia rivolta verso le capitali europee.

Il gregge risponde solo ai richiami del padrone, o al massimo dei suoi cani giornalisti. Chissà se si è accorto anche che nel tanto bello, buono e democratico sistema degli Stati Uniti, e precisamente in Virginia, sta per essere giustiziata Teresa Lewis, per crimini non troppo dissimili da quelli di Sakineh (anche lei aveva organizzato l’omicidio del marito, insieme a quello del figliastro). Curiosamente, i giornali occidentali non hanno dedicato alla sua vicenda neppure un millesimo dello spazio dedicato a Sakineh, niente petizioni pubbliche, niente accorate rimostranze contro la disumanità del sistema penale americano. I riflettori della propaganda, evidentemente, non sono programmati per accendersi sulla barbarie dei dominanti.

Ma forse, alle capre, questo non interessa…

Larmenius

1 commento:

Forza Nuova Coordinamento Ibleo ha detto...

Aggiungo soltanto che anche la storia delle lapidazioni in Iran è una bufala. Per quanto la lapidazione sia formalmente prevista dai codici, l’Iran ha posto fin dal 2002 una moratoria su questo tipo di pena capitale, tant’è vero che – come perfino i nostri media ogni tanto sono costretti ad ammettere, tra una lacrimevole sbrodolata e l’altra sui “diritti delle donne in Iran” – la pena cui Sakineh sarebbe condannata in caso di verdetto di colpevolezza per concorso in omicidio (non per semplice adulterio, come favoleggiato dai nostri giornali) sarebbe l’impiccagione, non la lapidazione. Tutte le notizie di lapidazioni in Iran dopo il 2002 vengono da fonti occidentali e non sono mai state confermate (e anzi sono state ripetutamente smentite) dalle autorità iraniane. Inoltre, nel 2008 è stato presentato al Parlamento iraniano un progetto di legge che chiede di eliminare anche formalmente la menzione della lapidazione dai codici penali. La revisione del sistema penale iraniano, in corso dal giugno 2009, mira, tra le molte altre cose, anche a questo obiettivo.

Paesi in cui la lapidazione è effettivamente praticata sono l’Afghanistan e l’Arabia Saudita (che prevede per le adultere anche la pubblica decapitazione), ma raramente vengono citati dalle cronache, trattandosi di “protettorati” o di alleati degli Stati Uniti. Anche Israele non scherza: qui potete vedere (se ve la sentite) le immagini della lapidazione di una donna palestinese ad opera di alcuni soldati dell’esercito israeliano.

En passant, ricordo anche che negli Stati Uniti, in Virginia, sta per essere giustiziata Teresa Lewis, per crimini non troppo dissimili da quelli di Sakineh (anche lei aveva organizzato l’omicidio del marito, insieme a quello del figliastro). Curiosamente, i giornali occidentali non hanno dedicato alla sua vicenda neppure un millesimo dello spazio dedicato a Sakineh, niente petizioni pubbliche, niente accorate rimostranze contro la disumanità del sistema penale americano. I riflettori della propaganda, evidentemente, non sono programmati per accendersi sulla barbarie dei dominanti.