04 lug 2011

Incriminare e condannare i partigiani assassini! *

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo novantenne, ex soldato dell’esercito tedesco, arrestato e condannato per aver, come Priebke e tanti altri, partecipato a delle stragi di civili in Italia durante il periodo 1943-45 in seguito all’osservanza di ordini da parte dei propri superiori.
Stragi disumane consumatesi all’ombra di un tradimento (8 settembre 1943) che aveva reso difficile la vita difficile a tutti in Italia: da un lato, per gli anglo-americani si era dei nemici, dall’altro, per i tedeschi, dei vili traditori.
In questa prospettiva nacque la Repubblica Sociale Italiana voluta dai tedeschi e accettata dal Duce al sol fine di non far radere al suolo dagli ex-alleati ciò che ancora rimaneva del settentrione d’Italia.
Nessuno aveva però fatto i conti con quei criminali rispondenti al nome di “partigiani”.
Non solo non incisero di un giorno sulla data della fine delle ostilità in Italia ma con i loro vili e vigliacchi attentati hanno esposto la gente comune alle rappresaglie dei tedeschi che come cani bastonati sfogavano sui civili la loro frustrazione.
Ciò che è ancor più grave è che tali criminali, ribattezzati partigiani, compirono la stragrande maggioranza dei propri crimini a guerra finita e addirittura negli anni successivi senza aver mai pagato per le loro malefatte spesso atroci e disumane.
Accade dunque che in Italia degli ex-soldati tedeschi vengano ancora oggi condannati e imprigionati per aver obbedito a degli ordini meschini di una guerra finita oltre 60 anni fa; una guerra perduta che li ha costretti a stare rinchiusi nei diversi campi di concentramento in giro per l’Europa prima di tornare ad una casa e ad una famiglia che molto probabilmente non esistevano più in una Germania devastata e rasa al suolo.
Dall’altro lato invece ci stanno dei criminali che per gli stessi oltre 60 anni sono stati scambiati per eroi; canaglie che con i loro attentati hanno provocato la morte per rappresaglia di migliaia di persone innocenti e indifese; farabutti che alla fine della guerra hanno ucciso, torturato, fatto scomparire nel nulla decine di migliaia di italiani, fascisti e non.
I libri di Pansa sui crimini dei partigiani rappresentano delle prove schiaccianti e potrebbero essere benissimo usati nei processi dei crimini che vi vengono descritti.
Questo lo dobbiamo ai tanti che ancora oggi ci scrivono per sapere che fine abbia fatto il loro padre, la loro madre, il fratello, lo zio che in quei giorni si trovavano nelle regioni del nord Italia e che scomparvero nel nulla dopo le “retate” dei “patrioti”.
Dunque se ancora oggi si processano ex-soldati tedeschi, sempre e comunque soldati durante la guerra, per quale motivo non si dovrebbe fare lo stesso con dei veri e propri criminali auto-proclamatisi “partigiani”? Per questo noi chiediamo ufficialmente allo Stato italiano di riaprire tutte le indagini riguardanti i crimini di tali signori affinchè si possano dare dei nomi e dei volti a coloro che seminarono dal Piemone all’Emilia Romagna, dal Friuli al Veneto morte e distruzione al sol fine di far trionfare la propria immonda e violenta ideologia comunista.

Giuseppe Minnella, Direttore Ilduce.net


*=fonte http://www.atuttadestra.net/?p=87676

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