15 mar 2011

Il governo ora chiede più immigrati "Ne servono due milioni in dieci anni" *

* Questo articolo è stato pubblicato da Repubblica.it, scritto da un certo VLADIMIRO POLCHI ... di seguito commento che piace fare nostro :


L'ITALIA ha bisogno di nuovi immigrati? Certo: "Nel periodo 2011-2015 il fabbisogno medio annuo dovrebbe essere pari a circa 100mila, mentre nel periodo 2016-2020 dovrebbe portarsi a 260mila". Tradotto: nei prossimi dieci anni avremo bisogno di "importare" un milione e 800mila lavoratori. A metterlo nero su bianco non è un sindacato, né un'associazione di categoria. Bensì il ministero del Lavoro, diretto da Maurizio Sacconi.  E così mentre dal Viminale si lancia l'allarme contro "l'esodo biblico" pronto a scatenarsi dalle coste del Nord Africa, i tecnici incaricati dal ministero del Welfare lavorano concretamente alle "previsioni del fabbisogno di manodopera". In un dettagliato rapporto del 23 febbraio scorso, la Direzione generale dell'immigrazione ragiona, infatti, sul numero di lavoratori stranieri necessari a reggere il "sistema Italia". La stima è cauta e si basa su diverse variabili.

"Il fabbisogno di manodopera è legato contemporaneamente alla domanda e all'offerta di lavoro - si legge nel Rapporto "L'immigrazione per lavoro in Italia" - dal lato dell'offerta si prevede tra il 2010 e il 2020 una diminuzione della popolazione in età attiva (occupati più disoccupati) tra il 5,5% e il 7,9%: dai 24 milioni e 970mila del 2010 si scenderebbe a un valore compreso tra i 23 milioni e 593mila e i 23 milioni circa nel 2020. Dal lato della domanda, gli occupati crescerebbero in 10 anni a un tasso compreso tra lo 0,2% e lo 0,9%, arrivando nel 2020

 
a quota 23 milioni e 257mila nel primo caso e a 24 milioni e 902mila nel secondo". Ciò detto, qual è il numero di immigrati di cui l'Italia avrà bisogno? "Nel periodo 2011-2015 il fabbisogno medio annuo dovrebbe essere pari a circa 100mila, mentre nel periodo 2016-2020 dovrebbe portarsi a circa 260mila". Insomma da qui a dieci anni il nostro Paese dovrà aprirsi a poco meno di due milioni di lavoratori stranieri.

"Questi dati smascherano la demagogia di chi continua a ripetere che gli immigrati sono una minaccia - commenta Andrea Olivero, presidente nazionale Acli - senza di loro il Paese imploderebbe e accoglierli civilmente non è solo atto umanitario, ma intelligente strategia per il futuro. Per questo è giusto chiedere che cambi la politica dei flussi, andando al più presto a prendere atto di chi già oggi lavora utilmente nel Paese e ancorando le cifre dei nuovi permessi alle reali necessità. Ci fa piacere che il ministero del Lavoro guardi ai dati con realismo, perché soltanto in questo modo sarà possibile avviare finalmente quel governo del fenomeno immigrazione che è mancato in questi anni, dominati da un'ottusa logica di mero contenimento, che peraltro è fallita. Nessuno, la Lega si metta il cuore in pace, può fermare un flusso che ha ragioni così forti sia nei Paesi di provenienza, sia nel nostro, come ci dicono i dati. Perciò l'integrazione è la scelta insieme più civile e più realistica".  

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Il ragionamento dell'articolista di repubblica non fa una grinza.
Ma solo se si prende per buono il sistema di riferimento su cui è fondata l'ideologia occidentale.
Cioè il predominio dell'economia su ogni valore.
In realtà l'economia moderna è nata come "scienza" nel settecento quando pensatori liberali come Adam Smith ipotizzarono una umanità composta di esseri umani tutti uguali in tutto il mondo.Niente popoli,razze ed etnie ma solo individui tutti uguali e tutti simili nella volontà di guadagnare il più possibile e spendere al prezzo più basso.
E quindi integrabili in un sistema mondiale fondato sul dinamismo della domanda e dell'offerta.E che grazie a questo garantirebbe lo sviluppo della massima ricchezza possibile.
Da questo punto di vista lo spostamento di aziende italiane all'estero e l'importazione di stranieri in Italia sono parti dello stesso meccanismo che se non la ricchezza globale assicura certamente quella degli investitori di capitale.
Ma il problema è che le società umane non si basano sul calcolo economico.Non sull'ottimizzazione individuale del massimo profitto economico.
Ma sullo spirito di sacrificio dei suoi componenti,pronti a considerare IL BENE COMUNE più importante di quello del singolo.
Quanto sarebbe facile truffare e imbrogliare quando se ne avesse l'occasione,magari con posizioni di responsabilità.
O fuggire di fronte ai doveri e ai pericoli.
O semplicemente infischiarsene della politica e della società.
Ma questa è semplicemente la disgregazione della società,la guerra civile molecolare di cui parlava Ortega y Gasset.
Che a differenza delle contese politiche non serve neppure a creare nuove unità.
Gli italiani si estinguono sotto il fuoco incrociato della denatalità e dell'immigrazione?
Non c'è problema,li si sostituirà con materiale umano meno costoso.
La classe dirigente liberaldemocratica non ha bisogno di legami di comunità con i sudditi.
Ma non ne avrà neppur quando ne avrà bisogno.


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