11 feb 2010

Resoconto di un ricordo


Corteo composto.

Un migliaio di persone, dicono gli organizzatori.

Giornata plumbea, colorata dalle bandiere.

I nostri tricolori. Quelli degli altri. Quelli di chi ci aspettava alla finestra.

Via Maruffi - lungo Mugnone - largo Martiri delle Foibe.

Tutti in silenzio, anima in spalle.
Silenzio, muta testimonianza di rispetto e ricordo.

Poi, d’un tratto, la musica.
Musica che è offesa, veleno, vergogna.
Musica che ferisce. Non noi, ma coloro che sono morti ancora una volta. Gli infoibati, gli esuli, gli italiani negati.

I morti senza pace. Senza la pietà del ricordo. Della lacrima che consola, che è coscienza, che ricorda.

È la contro-manifestazione dell’estrema sinistra, di fronte a noi, oltre il Mugnone.
Due consiglieri comunali fra loro.

Contro-manifestazione che è già reazione, sconfitta.
Contro-ricordo delle foibe che è paradosso, bestialità.

I nostri tricolori.
Le loro bandiere rosse, e le bandiere della Jugoslavia titina.

Il nostro silenzio.
Le loro urla sconnesse: “Nelle foibe! Nelle foibe!”.

La loro bava.
L’inno russo.
Anti-italiani.

Il nostro sguardo incredulo, impietrito.
Il loro discorso negazionista.

Aveva ragione Tito, dicono.
E’ colpa degli italiani, dicono. Non dovevano essere lì.

E’ colpa di chi si è fatto massacrare.
È colpa delle migliaia di persone, di uomini e donne, bambini ed anziani, infoibati nelle cavità carsiche.

Nel buio che ti mangia il cuore. Tirati a peso morto. Tirati in cordata, il primo ucciso e gli altri trascinati.
Spesso, prima, brutalizzati, torturati, annullati.

Colpa grave: essere italiani. Come me, come voi, come noi.

E’ colpa del Governo che ha istituito la “Giornata del Ricordo”, dicono.
Della legge che la prevede. Di una legge ingiusta, dicono. Fascista.
Del Governo fascista di Berlusconi.
Del nostro corteo silenzioso, fascista.
Del fascismo.

Quello che non ti piace, chiamalo fascista.

Quello che odi, chiamalo fascista.

Quello che non capisci, chiamalo fascista.

La tua eterna colpa, chiamala fascista.
È psicoterapeutico, ti servirà. Credimi.

E’ colpa della memoria, del lavorio del cervello che non vuole dimenticare. Dell’oblio che non avanza. Della lacrima che non gela.

Cerca il colpevole in ogni dove. Sii vittima.
Cerca il colpevole fra i fili di paglia bruciati dal sole, fra le pietre corrose dal tempo.

Cercalo dove non arriva il sole, negli angoli silenti ed umidi.

Cercalo nel volto dell’altro. Nelle pieghe della sua pelle. Nelle rughe indelebili del suo volto.

Nel suo sguardo troppo scuro. Nel suo occhio troppo chiaro.

Nel suo movimento. Nella sua stasi.
Cerca il colpevole nel battere d’ali che non riesci a vedere.

Nelle giornate di sole che asciugano. Nelle nottate di pioggia che bagnano.
Cercalo fra le erbe basse che vuoi calpestare. Fra le montagne alte che non sai scalare.

Cercalo fra le chiavi che non aprono nessuna porta.

Cerca il colpevole. L’assoluzione. La catarsi.

Cercalo ovunque.

Ma mai, mai, nello specchio che ti riflette.

Lì, rischi di trovarlo.




*ringrazio gli amici per la possibilità di poterlo condividere; liberamente copiato da: http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=80805.0

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