Acate- Sono trascorsi sessantasei anni da quei tragici fatti, ma c’è qualcuno che chiede ancora l’individuazione e la punizione dei responsabili di tre crimini di guerra. Salvatore Alberto Mangano, 72 anni, medico in pensione, ha presentato presso il Comando Provinciale dei carabinieri di Ragusa una denuncia contro il Governo degli Stati Uniti d’America per l’omicidio dello zio Ernesto Mangano, 33 anni (nella foto), fucilato “senza motivo, senza processo, dai Rangers, a Vittoria, il 10 luglio 1943”.
“Chiedo che sia fatta giustizia per la strage impunita e misconosciuta, ancorché penalmente imprescrivibile – spiega Mangano – che troncò la vita anche all’altro mio zio Giuseppe, 43 anni, podestà di Acate, e al suo figliolo, Valerio di 17, studente di ginnasio”.
Alberto Mangano non si dà pace : “Gli adulti vennero fucilati, Valerio sgozzato da un militare con la baionetta. I primi due li posso ancora piangere al cimitero di Acate – prosegue – ma di Ernesto si perdettero le tracce, tanto che nel 1948 venne dichiarato irreperibile. Dove si trovano le sue spoglie? È certo che la strage fu commessa entro la cerchia ferroviaria della tratta Vittoria-Comiso, nelle vicinanze del passaggio a livello”.
La sorte del cadavere di Ernesto, tenente medico dell’esercito italiano di stanza a Leopoli (Ucraina), in licenza di convalescenza dai genitori ad Acate, sta particolarmente a cuore al superstite : “Della morte di mio zio, in particolare, rivendico giustizia affinché la sua morte e l’occultamento del cadavere non passino impuniti per sempre.
Sono a disposizione – conclude Mangano nella missiva indirizzata al Tenente Colonnello Nicodemo Macrì – per qualsiasi verifica, documentazione fotografica e non, a prova dei fatti esposti che Ella voglia appurare e disporre per gli opportuni provvedimenti”.
*fonte: il giornale di ragusa
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