Il coordinatore nazionale di Forza Nuova Paolo Caratossidis commenta la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla presenza dei crocifissi in aula in Italia:"Si tratta di una sentenza vergognosa, indecente, offensiva delle tradizioni dell'intera Europa oltrechè dell'Italia. Ci mobilitiamo immediatamente contro questo scempio, che se non verrà fermato sul nascere ci costringerà ad agire in modo pesante anche, se necessario, ai confini della legalità, perchè non possiamo accettare di ripudiare la nostra storia. Ecco a cosa siamo arrivati omettendo di inserire le radici cristiane nella Costituzione europea: al rifiuto esplicito della nostra identità, cosa che mai permetteremo. Le belle parole del governo oggi sono pura propaganda:è bene che l'Italia faccia ricorso, ma lo stessa destra che si dice indignata dalla sentenza è unita nell'appoggiare il Trattato di Lisbona che priverà definitivamente l'Italia di ogni autonomia giuridica e politica. Forza Nuova è pronta a scendere in piazza subito, per chiedere anche una consultazione popolare sulla carta di Lisbona.".E conclude:"E' gravissimo che dei burocrati vengano a imporre i loro dogmi iperlaicisti a casa nostra: se qualcuno tenterà di rimuovere il crocefisso dalle scuole si troverà contro un muro umano guidato da Forza Nuova. Chi pensa di minare alle fondamenta i riferimenti storici del nostro Popolo se ne pentirà amaramente. Iniziamo una campagna per riportare i crocifissi in tutte le scuole da subito."
e da www.ansa.it
ROMA - E' bufera dopo la sentenza della Corte europea di Strasburgo che dice 'no' al crocifisso a scuola. Il governo ha annunciato che fara' ricorso mentre il Vaticano ha bocciato la sentenza che ha definito 'miope e sbagliata', e ha parlato di 'pesante interferenza' in una materia 'molto profondamente legata all' identita' storica, culturale, spirituale del popolo italiano'. Sulla questione sono intervenuti i vescovi. "La decisione suscita amarezza e non poche perplessità: fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica", fa sapere in una nota la Conferenza episcopale italiana (Cei).
Secondo la Corte dei diritti dell'uomo la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". Il caso era stato sollevato alla Corte di Strasburgo da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione.
Secondo la sentenza di Strasburgo il governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.
"Il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo", sul crocifisso nelle aule scolastiche. Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.
Secondo la Cei, "risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che l'esposizione nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come 'parte del patrimonio storico del popolo italiano', ribadito dal Concordato del 1984".
"Per noi è una novità. Prenderemo visione della sentenza poi la scuola prenderà una decisione": questa la posizione espressa dalla dirigenza della scuola media "Vittorino da Feltre", ad Abano Terme (Padova), di fronte al pronunciamento della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla vicenda dei crocifissi nelle classi. Una questione sollevata nel 2002 da Soile Lautsi, una donna finlandese ma residente e sposata in Italia da una ventina d'anni, i cui figli frequentavano all'epoca l'istituto padovano. "Chiaramente - dicono ancora dalla scuola - i figli della signora non sono più qui. Speriamo che adesso siano all'Università. In ogni caso abbiamo tenuto sempre ferma la disponibilità alle decisioni di legge che sono state prese sulla vicenda sollevata dalla madre degli alunni". Un iter giudiziario che il consiglio di Stato nel 2006 aveva in qualche modo chiuso con una sentenza che indicava il valore di simbolo del crocifisso anche su un piano di valori civili.
CROCEFISSO NELLE AULE, SCOPPIA IL CASO
di Giovanni Innamorati
La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo contro l'Italia, che le impone di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche, lascia spiazzato il governo, e incontra le critiche di quasi tutte le forze politiche italiane, con l'eccezione della sinistra radicale.
Dal centrodestra si sono levate parole pesanti non solo verso la Corte, ma anche verso altre istituzioni europee; mentre diversi esponenti del Pd hanno criticato il governo per aver difeso male le normative italiane a Strasburgo. La sentenza ha lasciato interdetta il ministro piu' interessato alla vicenda, Mariastella Gelmini: ''La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo - ha detto - ma e' un simbolo della nostra tradizione'' che ''passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi''. Secondo il ministro per gli Affari europei, Andrea Ronchi, che si trova a gestire il dossier, la sentenza ''e' una forzatura che disorienta e preoccupa'' perche' il crocifisso ''e' un simbolo che attiene alla storia, alla cultura e all'identita' dell'Italia''.
Di qui l'annuncio di Ronchi di un ricorso da parte del governo. Tutto il centrodestra si schiera sulla linea dell'esecutivo, dai ministri Franco Frattini, Sandro Bondi, Maurizio Sacconi, Roberto Calderoli e Luca Zaia, ai capigruppo di Pdl e Lega, dai quali piovono parole pesanti contro la Corte di Strasburgo e l'Europa in generale. Fino ai presidenti delle Camere. ''La laicita' delle istituzioni - ha osservato Gianfranco Fini - e' cosa ben diversa dalla negazione del cristianesimo nella societa' italiana''. Renato Schifani ha espresso ''grande amarezza'' per la sentenza: ''Sarebbe un errore drammatico - ha spiegato - fare dell'Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura''.
Anche laici del Pdl, come Fabrizio Cicchitto, Margherita Boniver o Ferruccio Saro giudicano ''incomprensibile'' il deliberato della Corte. Anche l'Udc e' schierato contro la sentenza: ''Il crocifisso - ha detto Pier Ferdinando Casini - e' un patrimonio civile di tutti gli italiani, perche' e' il segno dell'identita' cristiana dell'Italia e anche dell'Europa''. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a Bruxelles per il 'debutto' in Europa, ha avuto anche il battesimo sui temi delicati che hanno spesso diviso il partito: ''Penso che su questioni delicate come questa - ha osservato - qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto. Un'antica tradizione come il crocifisso non puo' essere offensiva per nessuno''.
Posizione condivisa dal partito, anche se esponenti come Vittoria Franco o Barbara Pollastrini hanno criticato le parole polemiche del centrodestra verso le istituzioni europee. Ma c'e' di piu': alcuni esponenti cattolici del Pd criticano il governo per come ha difeso a Strasburgo la posizione italiana. ''Quando un Paese perde all'unanimita' davanti alla Corte di Strasburgo - ha detto il senatore e costituzionalista Stefano Ceccanti - al di la' del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria del governo e' suicida perche' usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che e' un argomento di rapporti di forza politici: 'la necessita' di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana', come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che e' necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte''.
Sulla stessa linea Pierluigi Castagnetti e Beppe Fioroni, ex ministro dell'Istruzione. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, interpellato da Ceccanti su chi fosse il responsabile della ''memoria suicida'', ha risposto di non saperlo. A plaudire la sentenza della Corte sono invece stati il Psi di Riccardo Nencini, e partiti della sinistra radicale, come il Pdci e il Prc, che hanno difeso il principio della laicita' dello Stato.
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