20 ott 2009

Londra - Il leader del Bnp per la prima volta in una trasmissione politica *

«Non dategli il megafono». Ma c’è chi difende la scelta

Nick Grif­fin
Nick Grif­fin
LONDRA - «Il British National Party protegge il carattere nazionale ed etnico del popolo britanni­co e si oppone a qualsiasi forma di integrazione raz­ziale fra i Britannici e i non-Europei». Questo è scritto nello statuto del par­tito xenofobo di estrema de­stra che alle ultime europee ha raccolto il 6,2 per cento dei consensi e ha portato a Strasburgo due dei suoi candi­dati, in testa il leader Nick Grif­fin.

Non sorprende, di conse­guenza, che alcune domande stiano infiammando la politica e i mass media inglesi: è giusto che chi sconfina nel razzismo, chi protegge i fanatici nazisti che vanno in piazza con le sva­stiche e chi propone «punizio­ni corporali per i vandali» par­tecipi a un dibattito sul primo canale televisivo della Bbc ? La libertà di stampa e di pensiero vale per chiunque? O ci sono «dolorose» eccezioni? David Dimbleby è il numero uno dei conduttori dell'intratte­nimento politico, il «maestro di cerimonie» del Question Ti­me , la più importante fra le tri­bune di approfondimento. Gio­vedì sera, alle 22 e 35, assieme al ministro della giustizia Jack Straw, alla baronessa Warsi e alla scrittrice Bonnie Greer ci sarà Nick Griffin, un ospite dif­ficile da gestire. È una legitti­mazione in piena regola: per lui significa sedersi per la pri­ma volta nella televisione pub­blica e discutere alla pari con gli avversari che ha sempre insultato. Un megafono stra­ordinario. Lasciargli campo aperto e ignorarlo, magari cambiando canale? O impe­dirgli di parlare? Dilemmi nuovi per la teledemocra­zia britannica.

La Bbc è sotto pressio­ne e i mass media si divi­dono. Democrazia taleba­na? O democrazia e ba­sta? Alcuni commentato­ri sul Times sostengono che al Bnp è meglio concedere la pa­rola, almeno tutti possono giu­dicare i contenuti delle predi­che. L' Observer e l' Indepen­dent si schierano sulla sponda opposta. Temono che le sue qualità oratorie buchino il vi­deo. Il ministro dell'Interno, il laburista Alan Johnson, ha chie­sto alla Bbc di non portarlo in trasmissione. E molti Tory si so­no associati. Destra moderata e sinistra annunciano manifesta­zioni di protesta. Santa allean­za in nome della paura.

Nick Griffin nel 1997, stu­dente, inneggiava a due «rivo­luzionari »: il leader libico Gheddafi e l'Ayatollah Khomei­ni. Nel 1995 l'approdo fu il Bnp, all'epoca niente più che un granello di polvere. Lo tra­sformò da piccolissima orga­nizzazione estremista in un par­tito che oggi irrita i pesi massi­mi della politica britannica.

Raccoglie i transfughi laburi­sti e i conservatori delusi, fa proseliti nelle periferie, rivendi­ca tolleranza zero con gli immi­grati. Ha amici sparsi per il mondo. Amici, s'intende, con un certo pedigree: il Ku Klux Klan o Forza Nuova in Italia. Ma da che è andato a Strasbur­go ha cominciato a togliersi i vestiti dell'agitatore e ha indos­sato il doppiopetto. Non ha ab­dicato al suo credo, ha provato a renderlo digeribile, posto che lo sia. E allora ha proposto di cancellare dallo statuto del Bnp il cavillo che impedisce ai citta­dini di colore o agli asiatici di chiederne l'iscrizione. Uno zuc­cherino avvelenato? La Bbc ha tentato di correggere la rotta del suo conduttore, icona del giornalismo indipendente. Ma David Dimbleby non ci sente: belli, brutti, neri, bianchi e ros­si hanno uguale diritto al ring. Senza eccezioni.

L'opinione pubblica condivi­de. Il 63% dei britannici dice che David Dimbleby è dalla par­te del giusto. Persino Buckin­gham Palace si trovò nell'imba­razzante situazione di invitare Nick Griffin nei giardini reali per il tè di luglio con la regina. Obblighi di cerimoniale. Quel­la volta il capopopolo e parla­mentare europeo preferì decli­nare regalando a Elisabetta un sospiro di sollievo. Furbo. Al Question Time , però, non si ri­nuncia. Semmai: se lo esclude­ranno sarà la «vittima del siste­ma ». E, confidano i suoi colla­boratori, i voti aumenteranno. Che cosa è meglio?


* da il http://www.corriere.it

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